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mercoledì 8 febbraio 2012

La conservazione dedicata!

La normativa vigente nel nostro Paese consente la conservazione delle cellule staminali di cordone ombelicale per uso dedicato, al neonato o ad un consanguineo, presso le banche di sangue placentare esistenti sul territorio nazionale, qualora esistano determinate condizioni:


  • patologie presenti nel neonato al momento della nascita o evidenziate in epoca prenatale o in un familiare stretto al momento della raccolta o pregresse e trattabili con le cellule staminali
  • famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie geneticamente determinate per le quali risulti appropriato l’utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale
Il decreto ministeriale 18 novembre 2009 “Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato" consente anche la conservazione per uso autologo dedicato nel caso di particolari patologie non ancora comprese nell’elenco di cui all’allegato al decreto stesso, ma per le quali sussistono comprovate evidenze scientifiche di un possibile impiego di cellule staminali del sangue da cordone ombelicale anche nell’ambito di sperimentazioni cliniche approvate secondo la normativa vigente, previa presentazione di una documentazione rilasciata da un medico specialista nel relativo ambito clinico. Tale conservazione viene autorizzata dal responsabile delle Banca sentito il parere di un apposito gruppo tecnico multidisciplinare coordinato dal Centro Nazionale Trapianti, e avviene con oneri a carico del SSN.
Al di fuori delle suddette condizioni, essendo l’attività di raccolta ad uso autologo ancora gravata da rilevanti incertezze in ordine alla capacità di soddisfare eventuali esigenze terapeutiche future e dunque non sussistendo evidenze scientifiche a sostegno dell’efficacia di tale ipotesi, non è consentita sul territorio nazionale la raccolta del sangue cordonale autologo per l’uso futuro.
E' consentita, a chi volesse comunque conservare il campione di sangue placentare ad uso personale, l’esportazione di tale campione presso strutture operanti all’estero, previo rilascio del nulla osta all’esportazione da parte delle Regioni o Provincie autonome territorialmente competenti secondo le modalità previste dall’accordo Stato Regioni 29 aprile 2010.

FONTE: http://www.salute.gov.it

Quando non si può conservare?

Diversamente da quanto si crede, non è sempre possibile prelevare e conservare il sangue del cordone ombelicale. Esistono infatti tutta una serie di condizioni che rendono il sangue cordonale non idoneo alla conservazione: una gestazione inferiore a 37 settimane, uno stato febbrile della madre al momento del parto, malformazioni congenite nel neonato, stress fetale, malattie batteriche o virali contratte durante la gravidanza o positività sierologica dei genitori a virus trasmissibili con il sangue; nel 40 % dei casi inoltre, la quantità di sangue prelevata è scarsa e quindi il quantitativo di cellule presenti è troppo basso per poterne consentire un utilizzo futuro. Tutti questi fattori determinano che in media oltre il 60-70% delle unità di sangue cordonale non risulta idonea alla conservazione indipendentemente dalla tipologia di conservazione. La donazione del sangue del cordone ombelicale consente a tutti quei bambini affetti da malattie del sangue e del sistema immunitario (le uniche patologie per le quali vengono utilizzate con successo) di poter utilizzare, se necessario, le cellule staminali donate dalle mamme al momento del parto e conservate nelle banche pubbliche.

FONTE: http://www.trapianti.salute.gov.it

Le banche di sangue cordonale

Le banche di sangue cordonale sono strutture nelle quali vengono trattate e conservate le unità di sangue del cordone ombelicale raccolte. Sono anche le strutture che si occupano della distribuzione delle unità di sangue cordonale presso i Centri Trapianto di midollo osseo, dove il paziente, per il quale l’unità è stata selezionata, è ricoverato.
In Italia, le banche di sangue cordonale, istituite esclusivamente all’interno di strutture pubbliche, svolgono la loro attività in base a standard di qualità e sicurezza definiti a livello nazionale ed internazionale.
La rete nazionale italiana è attualmente composta da 18 banche, distribuite su tutto il territorio nazionale, ed è coordinata a livello centrale dal Centro Nazionale Sangue in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti, per i rispettivi ambiti di competenza. Le unità di sangue cordonale conservate presso le banche italiane sono circa 20.000 e di queste, al 31 dicembre 2008, circa 800 sono state utilizzate a scopo trapiantologico, sia in Italia che all’estero.
Le unità di sangue di cordone ombelicale raccolte per trapianto allogenico vengono definite:
  • UNRELATED: da donatore non familiare
  • RELATED: da donatore familiare (fratello/sorella)
  • DEDICATO/AUTOLOGO: da donatore familiare (come definito nell’art.1, comma 4, dell’Ordinanza del 26 febbraio 2009)
FONTE:  http://www.trapianti.salute.gov.it

Donazione: in quali Ospedali posso donare?

L'elenco degli Ospedali dove è possibile effettuare la donazione è consultabile al seguente link: http://www.adisco.it/dovetrovarci_cen.html
Basta cliccare sulla regione di interesse e poi cliccare sul link in basso "Scarica i riferimenti della Banca SCO e dei relativi Centri di Raccolta". Si aprirà una nuova scheda con l'elenco degli Ospedali, indirizzi, referenti e recapiti!




DONAZIONE: domande e risposte

Dal sito dell'ADISCO http://www.adisco.it

Scopriamo quali sono i dubbi più frequenti circa la donazione e le risposte di esperti e volontari del settore.

Cosa è necessario fare per donare il sangue del cordone ombelicale?

Per donare il sangue del cordone ombelicale è necessario essere in buone condizioni di salute, in modo tale da minimizzare il rischio di trasmettere malattie al ricevente. Come per le donazioni di sangue, esistono condizioni cliniche e comportamenti a rischio che ne precludono l’effettuazione.
Alcuni criteri riguardano l’esistenza di varie patologie a carico dei genitori e/o famigliari: vengono rilevati con criteri anamnestici mediante dettagliati questionari clinici compilati dal personale sanitario durante il colloquio d’intervista con la donatrice. Altri criteri di esclusione alla donazione sono di natura ostetrico/neonatale e vengono valutati dal personale medico e ostetrico durante la gestazione e almomento del parto:
• gestazione inferiore a 34 settimane;
• rottura delle membrane superiore a 12 ore;
• febbre della madre superiore a 38° al momento del parto;
• malformazioni congenite del feto;
• stress fetale


Cos’è il “consenso informato alla donazione”?

Per autorizzare il personale medico a effettuare la raccolta del sangue cordonale è necessario che la coppia donatrice sottoscriva un documento nel quale dichiari la disponibilità a conservare gratuitamente il campione presso la Banca pubblica collegata al centro di prelievo e, soprattutto, ad acconsentire alle indagini di laboratorio e test genici previsti dalla legge per accertarne l’idoneità a scopo terapeutico o per l’utilizzo a scopo di ricerca.


Quali sono le indagini richieste e quando occorre farle?
Una volta espresso il proprio consenso alla donazione presso la struttura abilitata alla raccolta, saranno gli operatori stessi ad introdurre la futura mamma nel percorso, completamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale e che prevede:
• colloquio con medico o personale ostetrico opportunamente formato dalla Banca del Sangue Cordonale per la compilazione del questionario anamnestico sulle condizioni di salute generali;
• prelievo del sangue per l’esecuzione degli esami di legge obbligatori per la donazione del sangue al momento del parto;
• controllo a 6/12 mesi dal parto (su chiamata diretta da parte della struttura) dell’anamnesi della madre e del piccolo donatore con ripetizione degli esami di legge obbligatori sulla mamma per validare definitivamente il campione prelevato.


Come avviene la raccolta?

Al momento del parto, sia vaginale sia cesareo, quando il cordone è già stato reciso e il neonato è stato allontanato dal campo operativo, senza procurare alcun rischio o sofferenza alla madre o al neonato.
La raccolta è eseguita da personale ostetrico addestrato secondo metodiche standard, mediante sacche apposite monouso, dotate di dispositivi di sicurezza per l’operatore e di sistemi a circuito chiuso per il campionamento, per assicurare l’integrità della sacca e la sterilità del prelievo.
Dopo la raccolta le unità di sangue cordonale vengono etichettate con codici a barre per garantirne la “tracciabilità” (nel massimo rispetto della privacy) futura in sede di “bancaggio” e inserimento del campione del registro donatori. Il trasporto alla Banca avviene entro 36 ore dal prelievo dentro appositi contenitori che assicurino l’integrità e la purezza (assenza di agenti infettivi endogeni).


Ho firmato il consenso, ma non mi è stato possibile donare, perché l’ospedale non ha mantenuto l’impegno?

In alcuni casi purtroppo non è possibile garantire da parte delle strutture sanitarie coinvolte la continuità del prelievo, proprio perché si tratta di una pratica delicata che richiede la presenza di personale addestrato e competente, nonché la certezza di effettuare il trasporto presso la banca nei tempi stabiliti. In alcune situazioni in cui il personale è ridotto (notte, festivi), si preferisce sospendere la raccolta, sempre privilegiando la qualità rispetto alla “quantità”.


Una volta donato il sangue si “disperde” nella banca?

Le unità che rispecchiano i criteri di “bancabilità”, opportunamente registrate, vengono sottoposte a un processo di separazione cellulare che consente di abbattere i volumi delle unità eliminando la maggior parte dei globuli rossi e del plasma. L’abbattimento dei volumi permette, inoltre, di risparmiare notevolmente gli spazi freddi necessari alla stoccaggio a lungo termine dei prodotti criopreservati. Le unità sono, infine, congelate mediante procedure di discesa controllata della temperatura.
Dopo la “quarantena” cui vengono sottoposte in attesa del controllo sulla donatrice ed il neonato vengono definitivamente validate e restano, pertanto, conservate per 10 anni in contenitori ad azoto liquido a -196°. La gestione di ogni sacca a carico del SSN nelle banche pubbliche è stimata intorno ai 1.000 euro. Per ogni unità vengono allestiti archivi di banche parallele necessari per lo stoccaggio di campioni di siero, cellule e DNA per l’esecuzione dei test genetici e altri test necessari per il rilascio dell’unità a scopo di trapianto.
Attualmente si stima che solo il 2% delle sacche raccolte presso le banche pubbliche italiane sianono state e verranno utilizzate per trapianto, dunque qualora si dovessero identificare in futuro procedure di utilizzo personale delle cellule staminali cordonali, la quasi totalità di coloro che hanno donato presso queste strutture potrebbero ritrovare la propria unità.
Comunque, la probabilità di aver bisogno di un trapianto autologo per curare malattie del sangue (per le quali è scientificamente provata l’efficacia) nei primi 20 anni della propria vita è stimata in 1/20.000, inoltre non è stato ancora dimostrata l’idoneità al trapianto di cellule conservate oltre i 15 anni.


Posso utilizzare il sangue del cordone ombelicale di mio figlio per curare il fratello?

La legge italiana consente l’utilizzo personale del sangue di cordone ombelicale raccolto da neonati fratelli di pazienti affetti da patologie potenzialmente curabili con il trapianto di progenitori emopoietici (donazione dedicata).
Per valutare l’opportunità di attivare la procedura di raccolta di unità dedicata di SCO del nascituro, fratello/sorella del consanguineo malato, il medico specialista che segue il piccolo paziente può mettersi direttamente in contatto con il Responsabile Medico della Banca territoriale.
In questi casi viene attivata una reperibilità che consente di poter gestire l’unità raccolta, indipendentemente dal giorno e dall’orario del parto.

FONTE: http://www.adisco.it

sabato 8 gennaio 2011

Anno nuovo... procedura nuova! Ma lo sapranno tutti?!


A partire dal 1 Gennaio 2011 è in vigore la nuova procedura burocratica per l'ottenimento del nulla osta all'esportazione di campione di sangue cordonale (per la successiva conservazione delle cellule staminali in esso contenute).
Il nuovo accordo era già operativo dal 1 Luglio 2010, ma "perchè affrettarsi tanto?.." avranno pensato alcune Direzioni Sanitarie... già, perchè a capodanno la nuova normativa ha fatto più danni di quelli previsti per il millenium bug!
Alcuni Ospedali non sapevano nemmeno dell'esistenza della normativa, altri hanno iniziato goffamente ad autogestire l'iter burocratico con risultati disastrosi (ad. esempio? C'è da pagare un ticket, che poi sarebbe facoltativo, ma non sanno dove farlo pagare..).
Non tutti gli Ospedali e le cliniche si sono comportati allo stesso modo, naturalmente.. tra gli altri, nota di merito per la regione Emilia Romagna che da subito si è attivata con le nuove disposizioni per il rilascio del nulla osta.
Tra le meno "virtuose" (come direbbe qualcuno) le strutture sanitarie del Sud Italia, che hanno aspettato l'ultimo momento per darsi una scossa!
Viene da chiedermi... ma quando il Ministero della Salute decide di istituire una nuova procedura che va seguita da tutte le Direzioni Sanitarie di Ospedali pubblici e privati, come avviene al comunicazione con questi ultimi? Avranno inviato una nota informativa agli Ospedali o lasciato che si informassero da soli? Tanto prima o poi il problema doveva saltare fuori e così è stato!
Speriamo che la cosa si risolva presto.

venerdì 5 novembre 2010

La risposta di BAMCO

Di seguito trovate riportata la risposta che la Bamco ha gentilmente fornito, in merito ai dubbi da me sollevati.

Spett.le ..........
in relazione alle sue domande le chiarisco quanto segue:
-          dall’ordinanza del 11/01/2002 ove si fa riferimento alla conservazione autologa da autorizzare presso le regioni vi sono state lente e contrastate aperture nei confronti della pratica della “raccolta autologa” mai espressamente vietata fino all’apertura sancita dalla LEGGE DI CONVERSIONE  (DECRETO MILLEPROROGHE 2008) del DL.248 DEL 31/12/2007 dove  all’ART. 8-BIS si dice:
“….SONO AUTORIZZATI LA RACCOLTA AUTOLOGA, ….. IN STRUTTURE PUBBLICHE e private AUTORIZZATE…….SENZA ONERI PER IL SERVIZIO NAZIONALE E PREVIO CONSENSO ALLA DONAZIONE PER USO ALLOGENICO IN CASO DI NECESSITA’ PER PAZIENTE COMPATIBILE.” Queste parole erano esattamente quello che noi progettavamo da sempre: fare a mezzo della “Banca Pubblica” (che abbiamo costruito, su base sperimentale, presso l’Aziende Ospedaliera Carlo Poma) una raccolta AUTOLOGA-SOLIDARISTICA grazie ai fondi privati che non mancavano e grazie alla volontà delle mamme che volentieri contribuivano con le loro donazioni, AL FINE DI INCREMENTARE LA DISPONIBILITA’ DELLE CELLULE STAMINALI DEL CORDONE OMBELICALE AI FINI DI TRAPIANTO ( ex ART. 8-BIS) e sostenere la ricerca che contemporaneamente era stata portata avanti anche nei laboratori dell’ospedale mantovano.
-          Nel frattempo, intendo dalla nostra costituzione (25/03/2002) fino a febbraio 2008, il nostro operato si è basato sulla mancanza di espliciti divieti in seno alle norme nazionali ( spesso venivano esplicitamente citati Decreti Ministeriali da emettersi per regolare la raccolta autologa) emergenti anche dalle Delibere Regione Lombardia e dai   “Nulla Osta” espressi dalla Regione Lombardia annualmente informata del nostro operato e in ossequio alle norme convenzionali concordate con l’Azienda Ospedaliera Carlo Poma che annualmente siglava con noi una Convenzione per portare avanti un “Progetto sperimentale” con i fondi da noi raccolti sul territorio da grandi donatori istituzionali (Provincia, Comune, Fondazioni, Imprese del territorio) ma anche grazie a tutte le mamme associate che volentieri contribuivano; in mancanza di disponibilità economica le mamme potevano godere dei fondi comuni dell’associazione BAMCO che ha sempre fornito sostegno a tutte le mamme interessate senza pretendere denaro salvo l’iscrizione annuale all’associazione di € 25.00 che ancora oggi è vigente.

Per concludere, le elenco i documenti in nostro possesso che delineano la storia di BAMCO ONLUS e che Lei potrà consultare presso la nostra sede;
-          NULLA OSTA REGIONE LOMBARDIA DEL 29/09/2003, 17/09/2007, 28/01/2009
-          DELIBERA CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDIA DEL 26/10/2006
-          CONVENZIONI AZ.OSP.CARLO POMA MANTOVA 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009.

Tutto il nostro lavoro, come è noto, viene interrotto con il DECRETO 20/12/2009 N.198 che vieta esplicitamente la conservazione in Italia di cordoni per uso autologo; NON ne vieta la raccolta per l’esportazione anzi il decreto ministeriale immediatamente successivo da precise indicazioni (con modulistica) per la raccolta e l’ esportazione. Negli ultimi mesi le procedure sono state un po’ d’ovunque, presso gli ospedali italiani, messe a punto con precisione.

Oggi noi, nostro malgrado, accompagnamo le mamme nel percorso dell’esportazione che naturalmente è molto costosa. Le mamme con noi precedentemente potevano provvedere a se e ad altre mamme all’interno dell’azienda pubblica con una contribuzione di circa € 500.00 ; oggi pagano un servizio a banche private estere, quattro volte più costoso, per il quale non siamo in grado di fornire contributi raccolti dai donatori, e che tuteliamo solo eseguendo con cura il controllo sulla qualità tecnica-procedurale del servizio offerto da questa o quella banca di volta in volta scelte dalle mamme. Per questo servizio non percepiamo alcun contributo dalle mamme. Esse si iscrivono all’associazione con € 25.00 annui.

Apparirà una battaglia contro mulini a vento ma il nostro fine non è cambiato:
“… INCREMENTARE LA DISPONIBILITA’ DELLE CELLULE STAMINALI DEL CORDONE OMBELICALE AI FINI DI TRAPIANTO” come indicato nell ‘ ART. 8-BIS DL.248 DEL 31/12/2007,  ovunque questo possa geograficamente essere consentito! Chi dimostra di essere concorde con la nostra causa sono le mamme che continuano a servirsi di noi per i loro scopi.

I fondi da noi raccolti hanno costruito un laboratorio di conservazione ed uno di ricerca con attrezzature donate all’Az.Osp.Carlo Poma . Dette strutture hanno lavorato sotto la responsabilità dell’azienda pubblica con le capacità e garanzie del servizio pubblico per 6 anni raccogliendo e conservando ad oggi 2400 cordoni che noi ci siamo impegnati a tutelare per i prossimi 20 anni sostenendo economicamente l’AZ. Ospedaliera fino a quando l’Az.Osp. ce lo consentirà.

Cordialità.
Consigliere BAMCO ONLUS
Dott.ssa Maide Amadori.

martedì 14 settembre 2010

Lo strano caso di B.A.M.C.O.... ciò che non sarebbe dovuto accadere... FORSE..

Scusate il titolo.. sembra quello di un giallo.. ma non ho saputo resistere alla tentazione!
Soprattutto perchè la BAMCO rappresenta un vero è proprio giallo della Sanità Italiana.
Ma ripercorriamo la storia di questa banca per chi non la conoscesse, dal sito di BAMCO (http://www.bamco.it/default.htm):
"..Nel 2003 il Direttore Generale Sanità della Regione Lombardia esprime parere favorevole alla istituzione presso l’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova di una banca autologa per la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale, tramite l’attivazione di apposita convenzione con l’Associazione BAMCO Onlus, a condizione che le attività derivate non comportassero alcun onere aggiuntivo per il Sistema Sanitario Regionale... Le risorse economiche per il mantenimento della banca sono fornite a Bamco da donazioni, lasciti, liberi contributi....Dalla primavera del 2006 aumenta l’interesse dei mass media sulle cellule staminali cordonali... Così aumentano le richieste dei singoli cittadini, molte mamme scelgono di partorire a Mantova, Pieve di Coriano e Asola e BAMCO affronta il raddoppio della spesa per la copertura finanziaria per la raccolta e la crioconservazione rispetto all’anno precedente....Al successo però non si accompagnano altrettante risorse, basate ancora tutte sul contributo volontario, che rimane del tutto insufficiente... Gli sforzi di BAMCO, allora si concentrano nella lotto per portare avanti il progetto con istanze a livello nazionale presso gli istituti parlamentari.
Mercoledì 8 novembre 2006 le agenzie di stampa battono un comunicato dal titolo dirompente: “STAMINALI: Progetto Di Legge, CORDONE IN BANCHE PRIVATE E PER USO PERSONALE”.
In 5 articoli le On. Donatella Poretti (Rnp), Daniela Santanchè (An), Chiara Moroni (Fi), Cinzia Dato (Ulivo-DI), Dorina Bianchi (DI) e Daniela Dioguardi (Prc) propongono di dare alle donne la possibilità di poter conservare per sé, per i propri congiunti o per chi ne abbia necessità, il sangue del proprio cordone ombelicale, scegliendo se donarlo alla collettività o conservarlo per l’uso personale presso banche private accreditate...
Il 4 maggio 2007 un’ordinanza del Ministro della Salute ribadisce la gratuità della conservazione del sangue cordonale per uso allogenico o dedicato e riconosce il principio della libera determinazione, al punto da permettere la conservazione delle staminali cordonali a proprie spese in banche operanti all’estero.
Nelle more di una legislazione specifica, autorizza la conservazione per uso autologo in presenza di una contestuale disponibilità alla donazione allogenica su base solidaristica....
B.A.M.C.O. rinnova lo statuto (30 maggio 2007) e cambia nome mantenendo il suo acronimo, che ora vale per Banca Autologa/Allogenica Mantovana del Cordone Ombelicale.
Alle mamme mantovane viene così proposta una conservazione autologa a proprie spese secondo un’elaborazione di costi reali e trasparenti. Se il quantitativo del sangue cordonale è sufficiente, si propone la disponibilità alla tipizzazione HLA, per un eventuale uso allogenico.
In caso di richiesta del sangue per la cura di un paziente leucemico, verrà lasciata alla mamma la decisione se vuole o meno donare le cellule staminali del proprio cordone..."
Oggi la BAMCO ha terminato la sua attività, viste le nuove direttive del Ministero del Ministero della Salute Italiano.."
E qui inizia la mia ricerca: 
all'epoca della nascita di BAMCO ci si doveva riferire all'ORDINANZA 30 dicembre 2002 - Misure urgenti in materia di cellule staminali da cordone ombelicale. Proroga dell'ordinanza 11 gennaio 2002. (G.U. Serie Generale n. 27 del 3 febbraio 2003). Ora l'articolo 2 di  dice che
"... 2.  La  conservazione,  presso  le  strutture  pubbliche  e  quelle
individuate  dall'art.  18 della legge 107/1990, di cellule staminali
da  cordone  ombelicale per uso autologo, ove si renda necessario, e'
soggetta  a  preventiva  autorizzazione  da parte delle regioni e non
comporta oneri a carico del donatore..."
 
Ora penso che BAMCO rientri nelle strutture accreditate dall'art. 18 
della legge 107/1990 (http://guide.supereva.it/diritto/interventi/2001/05/44212.shtml).
 
Ma nel 2007 abbiamo una nuova ordinanza del Ministero 
(http://www.altalex.com/index.php?idnot=36882)
secondo la quale 
"...6. La conservazione di sangue da cordone ombelicale di 
cui ai commi 3 e 4
 e' autorizzata dalle regioni e province autonome, previa richiesta dei 
diretti interessati, e non comporta oneri a carico dei richiedenti...".
 
Ma i commi citati dicono che
"..3. E' consentita la conservazione di sangue da cordone 
ombelicale per 
uso dedicato al neonato o a consanguineo con patologia in atto al 
momento della raccolta, per la quale risulti scientificamente fondato e 
clinicamente appropriato l'utilizzo di cellule staminali da sangue 
cordonale, previa presentazione di motivata documentazione clinico 
sanitaria.
4. E' altresi' consentita la conservazione di sangue 
da cordone ombelicale per uso dedicato nel caso di famiglie ad alto 
rischio di avere ulteriori figli affetti da malattie geneticamente 
determinate per le quali risulti scientificamente fondato e clinicamente
 appropriato l'utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale, previa 
presentazione di motivata documentazione clinico sanitaria rilasciata da 
parte di un medico specialista in genetica medica..."
 
E nel 2007 BAMCO continua la sua attività, proponendo una conservazione autologa 
a spese del richiedente.
 
Forse mi sarà sfuggito qualche passaggio, qualche comma o altro? 
Chiederò delucidazioni direttamente alla BAMCO e vi terrò aggiornati, come sempre.
 
Al seguente link la risposta di BAMCO: http://veronicastaminale.blogspot.com/2010/11/la-risposta-di-bamco.html 

martedì 31 agosto 2010

LA NUOVA PROCEDURA PER OTTENERE L'AUTORIZZAZIONE ALL'ESPORTAZIONE DI SANGUE CORDONALE PER LA CONSERVAZIONE AUTOLOGA!

Dal 1 Luglio 2010 è operativo questo nuovo accordo  http://www.normativasanitaria.it/normsan-pdf/0000/34482_1.pdf il quale prevede nuove linee guida per il rilascio del nulla osta all'esportazione di campione di sangue cordonale per la conservazione autologa.
Questo accordo prevede, cioè, che sia direttamente la Direzione Sanitaria a rilaciare l'autorizzazione all'esportazione e non più il Ministero della Salute!
Diciamo che la procedura si è molto snellita, gli unici passaggi da effettuare sono:
- effettuare le analisi del sangue, richieste da Ministero, su siero materno nei 30 giorni precedenti la data presunta del parto
- una volta ottenuti i risultati di queste analisi, recarsi in Direzione Sanitaria (dell'ospedale o della clinica scelta per il parto) con i risultati delle analisi e tutta la documentazione che vi avrà fornito la società scelta per la conservazione.
A questo punto la Direzione Sanitaria vi rilascerà direttamente l'autorizzazione all'esportazione e vi rimarrà solo da attendere il giorno del parto!

CONTRO: come al solito non ci potevano essere solo pro... Infatti alcune Direzioni Sanitarie richiedono il pagamento di un ticket per il prelievo del sangue cordonale, come previsto dall'accordo.

domenica 1 agosto 2010

Conservazione autologa delle staminali: la storia infinita...

Si, proprio una storia infinita... fino a Luglio 2010 l'Ordinanza del Ministero della Salte riguardante la conservazione autologa delle staminali da cordone ombellicale stabiliva l'iter burocratico da seguire per ottenere l'autorizzazione all'esportazione del campione di sangue ombellicale, per la sua succesiva crioconservazione presso istituti esteri.
Tale iter burocratico prevedeva i seguenti passaggi:
- a partire dal settimo mese di gravidanza compiuto, andava compilato il modulo informativo del Centro Nazionale Trapianti (modulo di informazione sulle possibilità che si hanno in Italia su donazione e conservazione).
- Nei 30 giorni dalla data presunta del parto la mamma doveva effettuare le analisi del sangue riguardanti HIV, Epatite b, Epatice c e Sifilide.
- Una volta ottenuti i risultati di tali analisi, queste andavano portato presso la Direzione Sanitaria dell'Ospedale scelto per il parto, assieme ai cerificati di conformità del kit di raccolta, per la Cerificazione riguardante negatività delle analisi e conformità del kit.
- L'ultmo passaggio consisteva nell'inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno al Ministero della Salute con la richiesta di autorizzazione ministeriale, a cui si dovevano allegare risultati delle analisi svolte, Certificato dell'Ospedale e attestato del CNT (ottenuto a seguito dell'invio del moduloinformativo).
Dopo questa fantastica trafila da farsi per la maggior parte dell'ultimo mese di gravidanza, il Ministero rispondeva tramite fax con il nulla osta all'esportazione.
COSA è CAMBIATO?
Il 29 aprile 2010 è stato approvato dalla Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano l' accordo n. 62, operativo dal 1 luglio 2010, inerente le nuove disposizioni per l’esportazione del sangue cordonale ad uso autologo.
Cosa cambia rispetto a quanto descritto sopra:
- Non è più il Ministero a rilasciare l'autorizzazione all'esportazione del campione, bensì la Direzione Sanitaria stessa. In pratica l'iter burocratico è lo stesso ma manca l'ultimo passaggio, quello inerente l'invio della raccomandata.
- Dopo tutto non sarebbe così male, ma ora ogni singola Direzione Sanitaria può chiedere il pagamento di un ticket per il prelievo del sangue cordonale
- Le Direzioni Sanitarie hanno 6 mesi di tempo per adeguarsi al nuovo accordo: laddove la Direzione Sanitaria non effettua la nuova procedura si fa la vecchia, inviando la raccomandata al Ministero.
- Se si potrebbe partorire in 2 Ospedali diversi, per un'emergenza, cosa si fa?

sabato 31 luglio 2010

Conservare le cellule staminali cordonali: un'assicurazione per il futuro.

Dopo le prime informazioni base, di carattere scientifico, voglio soffermarmi sull'argomento "conservazione delle cellule staminali cordonali". Tra tutte le tipologie di staminali finora descritte, le cellule staminali cordonali sono quele di più facile reperibilità (la conservazione delle staminali da liquido amniotico presuppone il prelievo con amniocentesi, test da evitare se non nei casi di estrema necessità, dati i suoi rischi per il feto); il prelievo di sangue cordonale non crea alcun problema etico in quanto non richiede la distruzione di un embrione o feto (come richiederebbe la conservazione delle staminali embrionali o fetali); inoltre le staminali cordonali sono cellule versatili,  sterili e dotate di plasticità cellulare.
In Italia possono prendere 2 scelte in merito alla conservazione delle staminali cordonali:
- la donazione in banca pubblica
- la conservazione dedicata 
- la conservazione autologa presso banche di conservazione private